a year through a lens by Marco Pavan

lettera aperta agli espatriati – open letter to the expatriates

Posted in random thoughts by marco on 29 September 2009

Updated 30/09/2009 (again, English summary below)
Permettetemi un ultimo post sull’argomento “italiani all’estero”, poi tornerò a parlare di fotografia.

La Repubblica ha pubblicato la mia lettera ad Augias (cioè la versione originale del post precedente a questo), precisamente la scorsa settimana, in data Giovedì 24 Settembre 2009.

Cliccando sull’immagine potete leggere la risposta di Augias.

La Repubblica, 24 Settembre 2009

Io probabilmente non avrei usato quel titolo, ma ormai è fatta.
Qualche giorno fa ho anche ricevuto una risposta da una lettrice, che pubblico qui sotto.

Gentile Augias, Cara Repubblica e Caro Signor Pavan,

Scrivo queste righe per rispondere al signor Marco Pavan (la Repubblica, giovedi’ 24/09/2009) e per sostenere il vostro giornale nella battaglia che sta combattendo per difendere la libertà di stampa, la democrazia, la Costituzione, la libertà “tout court” del nostro Paese. Anch’io sono un’emigrata : vivo e lavoro in Francia da ventitre anni, sono sposata con un francese e non ho mai voluto riunciare alla nazionalità italiana.

Capisco lo sconforto del signor Pavan, ho sperimentato come Corrado Augias “le battutine e i sorrisetti” sulla situazione politica italiana e sono d’accordo con Corrado Augias che è preferibile sopportare le battute sulla volatilità dei governi che essere derisi per “il contegno indecente di un anziano signore”, che non solo ci governa ma che purtroppo ci rappresenta sulla scena internazionale.

Svariate volte nel corso degli anni seguendo le vicissitudini politiche italiane ho avuto voglia di “dare le dimissioni da italiana” e rinunciare alla cittadinanza, soprattutto in questi ultimi mesi. Poi leggendo il vostro quotidiano e parlando con altri espatriati mi sono resa conto c he amo l’Italia con i suoi difetti e i soui pregi e che non voglio e non posso rinnegarla, a maggior ragione in questo brutto momento.  Credo che una battaglia come quella che Repubblica sta portando avanti non possa vincersi ritirandosi sull’Aventino. Vorrei con queste righe far saper al maggior numero possibile di persone che non tutti gli italiani sono come il nostro Presidente del Consiglio, che in giro per il mondo ci sono italiani che non si sentono rappresentati da una classe politica che ha fatto del malcostume e del turpiloquio il suo Credo!

Ma forse è più semplice ricordarsi di personaggi alla Silvio Berlusconi che di personalità come Sandro Pertini o il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Un grazie a tutti voi per la vostra azione, un saluto al signor Pavan, che non si vergogni e che ami quest’Italia che, ne sono convinta, troverà di nuovo la forza di reagire. Ora più che mai bisogna unirsi e resistere!

Cordialmente

Lettera Firmata

Io mi astengo da aggiungere altri commenti, perchè ne ho già fatti abbastanza. E’ comunque una discussione sempre aperta e son felice di aver suscitato qualche riflessione.

UPDATE: incollo qui sotto un paio di commenti di amici fatti in altra sede.

Francesco (29 Settembre 2009): Marco (ciao intanto!), pur ammirando il sentimento di profondo amore di Ivana per la sua terra, francamente credo che i due esempi non siano sovrapponibili. Non veniamo fuori da quindici anni di conflitti asperrimi, ma stiamo attraversando una fase di declino, non solo politico. Chi sta all’estero respira un’aria migliore, non c’e’ alcun dubbio.Tuttavia, il solo provare vergogna per le frecciatine o i commentini di cui si e’ vittima non li rende meno patrioti (che come parola secondo me suona un po’ forte) di altri che amano e difendono il proprio paese, nonostante situazioni storiche e sociali peggiori.
Un saluto

Eleonora (30 Settembre 2009): Caro Marco, e’ un piacere leggere la tua riflessione pubblicata su Repubblica e degnata di un autorevole commento. Ne abbiamo parlato varie volte e non posso che essere d’accordo con te, specialmente dopo le nostre esperienze balcaniche (che lezione di amor di patria! non la dimentichero’ mai). Ma i nostri passati (da italiani, da serbi, da bosniaci, da britannici) sono diversi, e lo sai. Ci sarebbe tanto da dire, piu’ sugli italiani che sul governo che si ritrovano! Bacio.

—————————————————————

Let me add one more post on the topic “Italians abroad” and then I will get back to more photographic issues.

La Repubblica, a major Italian newspaper, published my letter to mr. Augias (which is the original version of my previous post), actually last week, Thursday 24th September 2009.

If you click on the image above you can see Augias’ face (and if you can read Italian there is his answer, but you wouldn’t probably be reading this English part). Anyhow, he says that it is not nice to be teased for the ridiculous political situation of our country and, even if  that was also happening many years ago, today is even worst (Augias, forgive me for the shitty and quick translation!).

Then I also got a reply from a reader of La Repubblica, it is above as well…

This topic is always open (also for everyone who is not Italian but is not leaving in the country where is born) and I am happy to have provoked some thinking.

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5 Responses

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  1. paul deschanel said, on 30 September 2009 at 11:52 pm

    Una precisazione dovuta, per quanto condivido completamente la tua lettera e il contenuto della risposta di Augias.

    Quando i due commercianti parigini citati da Augias dicono “papì, papì”, non si riferiscono certamente al papi di berlusconiana memoria, bensì al papy che in francese significa affettuosamente nonnetto, parola spesso impiegata, appunto, per battutine leggere, fra amici.

    Il caro Augias, persona competente e moderata, secondo me si è sbagliato alla grande in questo caso. E Paname la conosco bene.

  2. […] interview is the cause of this letter and this […]

  3. Carlo said, on 5 October 2009 at 10:14 pm

    vivo all’estero da oltre 3 anni, nella westcoast degli US, appena fresco della lezione di democrazia che è stata l’elezione di Obama; e anche io sono italiano, oroglioso di esserlo per molte cose che qui sul Pacifico ci vengono riconosciute – creatività innovazione etc etc; espongo persino la bandiera fuori dalla mia casa!
    quando però qualcuno accenna ai temi noti della politica spazzatura mi rendo conto di dove siamo andati a finire, e viene comodo sentirsi prima europei che associati con furfanti e puttanieri.
    il punto però, facendo una riflessione su quanto scrivi, dovrebbe essere capire se in Italia ci sia una volontà di riscossa, e questo credo sia quello che ci rende diversi dalla Bosnia: da noi la maggioranza segue pecorona, o è complice, o è oramai indifferente a qualsiasi spazzatura le le venga rovesciata addosso.
    il problema sono gli italiani, ed è per questo che tanti finscono per non sentirsi più tali.

    • marco said, on 6 October 2009 at 8:36 am

      beh, qui a londra il massimo merito che ci viene riconosciuto e’ quello di avere e fare sempre buon cibo 🙂 e ne vado anche fiero… ma non ababstanza da metter fuori la bandiera (questo proprio mi sa che non ci riusciro’ mai)
      per il resto, direi che son d’accordo con te… purtroppo

  4. […] interview is the cause of this letter and this […]


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